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Rick alla Fonte della Giovinezza


Mexico City, 16 giugno.

Quien sabe? Chi sa spiegare, a me che faccio il taxista nella metropoli più congestionata del mondo, Città del Messico, cosa diavolo stia succedendo ad Ayrton Senna? Parola di Pedro Valdivia: non ci capisco più niente. Ero convinto che dalle mie parti la Mc Laren del brasiliano avrebbe immediatamente cancellato la figuraccia di Montréal. Anche i messicani hanno una venerazione per i giapponesi: difficile che sbaglino due volte di seguito.

Quien sabe? Chi sa spiegarmi cosa sta succedendo? Prima Senna si è inguaiato da solo, ha rischiato la pelle durante una vacanza acquatica, io sono un povero diavolo e appunto per questo posso dire che certe avventure capitano solo ai miliardari. Insomma, a me e a milioni di abitanti di Mexico City non potrebbe accadere: e chi ce li ha i soldi per uno scooter d’acqua?

Senna è arrivato nel mio Paese con un grande cerotto sulla capa. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Durante le prove del venerdì, ha commesso un errore puerile in un curvone. Ho visto e rivisto la scena, grazie alla tivù. La Mc Laren è impazzita, si è capovolta, roba da lasciar lì la vita. Meno male che la fortuna si è ricordata di Ayrton.

Quien sabe? Chi sa capire come e perché la Williams Renault abbia ormai completato il sorpasso ai danni delle Mc Laren? Patrese era imprendibile in prova, è stato imprendibile in gara. Mansell, magari controvoglia, gli ha fatto da scudiero. C’era una differenza di prestazioni, tra le Williams e le altre monoposto, nettissima.

Dove è finito l’enorme margine Mc Laren delle prime quattro gare? Mistero. Che hanno fatto, dopo Montecarlo, i giapponesi della Honda? Si sono forse addormentati? E non si rendono conto che, avanti di questo passo, costringeranno Senna a correre come Prost, cioè in difesa, altrimenti addio mondiale?

Quien sabe? Chi sa spiegare questa nuova giovinezza di Riccardo Patrese? Non dite che è merito sollo della macchina. Se l’italiano non ci mettesse del suo, allora i Gran Premi li vincerebbe Mansell. Invece il Leone deve limitarsi a scuotere la criniera. È stato bello il suo tentativo di riagguantare Riccardo, nel finale. Bello ma inutile. Invece mi sembra che l’inglese abbia esagerato nella fase iniziale della gara, quando ha cercato di ostacolare il sorpasso del partner. Non si fa così, tra compagni di squadra.

A Patrese, grandissimo dominatore di un Gran Premio sorprendente, debbo muovere solo un rimprovero. Che poi è una specie di complimento. Dunque, Riccardo ha vinto «nonostante» l’effetto negativo di una fastidiosa infezione alimentare. Ora, siccome non è più un ragazzino, dovrebbe pur sapere che il mio Messico, fra altura, «chili» e acqua non proprio ossigenata, è abbastanza pericoloso per lo stomaco di un europeo. Doveva stare più attento, ecco. Ad ogni modo, se ha vinto pur con la pancia in disordine, vuol proprio dire che attraversa un momento straordinario.

Quien sabe? Chi sa dirmi quando finirà la «siesta» delle Ferrari? Un anno fa mi ero spellato le mani de applaudire la dopietta di Prost e Mansell. Dodici mesi dopo, confesso uno stupore figlio della delusione. Ma che stanno combinando, a Maranello? Prost dopo la prima curva era undicesimo, Alesi mi è piaciuto per la grinta ma si è ritirato. Idem il Professore. Noi messicani siamo favorevoli alla siesta, però mica può durare un intero campionato. Fate mangiare del «chili» ai dirigenti della Ferrari. O si svegliano oppure è finita.

Sempre a proposito di stranezze. In Canada aveva vinto la Benetton di John Barnard. Un gran personaggio, questo progettista inglese. Dove va, realizza una macchina vincente. Ma deve essere un soggetto strampalato. Alla Ferrari ha resistito tre anni, alla Benetton un paio di stagioni. Ha lasciato Piquet e Moreno in brache di tela: almeno questa è l’impressione offerta da un Gran Premio che non ha mai visto le monoposto multicolori tra le protagoniste.

Un’altra cosa, molto «messicana». Da noi, purtroppo, sono tante le ingiustizie sociali. Per questo non mi sono scandalizzato quando, in partenza, i commissari hanno penalizzato il povero Grouillard della Fondmetal. Che non aveva colpe se il semaforo verde non si accendeva. È stato un episodio molto triste, che mi ha fatto meditare. La Formula Uno è bella, però sa anche essere spietata. Soprattutto con i piccoli, soprattutto con i deboli. Grouillard usciva dalle prequalifiche, era stato tanto bravo da conquistare un posticino a ridosso dei migliori. Lo hanno castigato, facendolo partire dai box, perché la Fondmetal non è la Mc Laren. Una brutta storia, davvero.

Commovente è stato, invece, il finale di De Cesaris. Già in Canada la Jordan era andata a punti. Qui ha battagliato con le vetture migliori. Il pilota romano era quarto e proprio all’ultimo giro la sua monoposto ha cominciato a singhiozzare. Allora De Cesaris è sceso dall’abitacolo e si è messo a spingere come un dannato, sostituendo il motore con le braccia, sul rettilineo d’arrivo. La gente è impazziata per l’entusiasmo. Forse sono stati i nostri applausi a convincere la giuria a chiudere un occhio: l’italiano è stato lasciato al quarto posto. Una squalifica avrebbe rappresentato una beffa crudele.

Basta, il Gran Premio è già un ricordo. Io ho tre cose per la mente, tre dubbi che restano senza risposta. Il primo: cosa sta succedendo ad Ayrton Senna? Il secondo: come fa Riccardo Patrese, dopo oltre 200 Gran Premi, a viaggiare tanto forte? Il terzo: ma quando finirà la siesta della Ferrari?

Quien sabe?

Di Autosprint (1991), dalla mia colezione privata. Published here for non-profit, entertainment-only purposes. No copyright infringement is intended.