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«Mai Avuta Tanta Paura»


Il Padovano accusa Berger di avere agito in modo criminale e confessa che quando la sua Williams ha iniziato a volare dopo l’impatto con la Mc Laren ha temuto il peggio


Prima la telecamera di bordo che inquadra il cielo dopo l’impatto; poi la Williams in volo, quase completamente capovolta con il pilota a testa in giù: le immagini dello scontro fra Patrese e Berger hanno davvero scosso tutti. In effetti, un incidente così pauroso a Riccardo non era mai capitato. Arrivato in scia a Berger, nel corso del 43. Giro, il padovano ha tentato l’ennesimo attacco alla Mc Laren: con quale esito non lo poteva certo immaginare. Da qualche giro i due stavano lotando per la terza posizione senza risparmiarsi colpi. Poi, all’uscita del curvone che immette sul rettilineo principale, um punto dove le F.1 viaggiano a 270 km/h in quinta marcia, la Williams è decollata in aria dopo aver tamponato la Mc Laren. È accaduto che Berger, dopo dopo essersi spostato vero destra, con Patrese incollato al retrotreno della Mc Laren, ha deciso all’ultimo istante di entrare ai box e ha frenato. L’impatto è stato inevitabile.


«Quello scemo ha fatto uma manovra da criminale. Ho temuto di morire quando ho visto il cielo», ha detto Patrese a botta calda salendo sul motorhome dela Williams. Poi, sbollita la rabbia e il dolore, Patrese ha raccontato la sua grande paura: «Era già da tre o quattro giri che stavo lottando con Berger; lui chiudeva tutte le traiettorie e io premevo sempre più. A un certo punto è arrivato lungo sul cordolo in uscita dal curvone e poi si è spostato a destra. Voleva dire che stava andando forte, non dava l’impressione di uno che volesse fermarsi ai box. Lo aveva già fatto in precedenza. È una manobra defensiva, pensavo che stesse ripetendo il solito copione. Ma non ho fatto in tempo a pensarlo che lui ha frenato di colpo e io sono decollato sulla sua ruota posteriore sinistra. Quando ho visto il cielo ho capito che stavo volando e ho avuto paura, come mai nella mia carriera. Non si fa una manovra del genere, lo sanno tutti che se entri ai box deve segnalarlo e lui non lo ha fatto. Per giunta, era da um po’ di tempo che stavamo lottando, e sapeva benissimo che erro dietro di lui. È una cosa inconcepibile, ho rischiato davvero grosso. Ripeto, Berger ha deciso all’ultimo istante di fermarsi ai box senza badare a me che gli stavo a pochi centimetri. Se mi sono salvato è perché nello stesso istante avevo iniziato a sterzare per passarlo: per questo l’ho toccato con la gomma anteriore destra, altrimenti lo centravo in pieno e sai che botto! E quando parlo di sfortuna, guardate un po’: io finisco fuori e a momenti mi faccio male, lui invece è arrivato secondo. Non ho parole!»


Berger Assolto dai Commissari!

E Berger come si difende dalle accuse che gli lancia Patrese?

«È stato tutto generato dal fatto che non ci siamo capiti», ha spiegato l’austriaco nel dopocorsa. «Lui già da un paio di giri tentava di sorpassarmi. Io avevo già segnalato che sarei rientrato ai box per il cambio gomme ed entrando in curva ho visto che c’era un certo spazio tra noi in quel momento. Ho deciso allora di spostarmi al centro per poi rientrare ai box. Ero sicuro che Riccardo avesse proseguito al centro. Poi invece ho sentito un colpo mentre infilavo la corsia di decelerazione e ho visto volare la Williams sopra di me. Mi sono preoccupato perché ho creduto che davvero si fosse fatto male. Sono stato felice poi di sapere che invece non si era fatto niente. Mi dispiace moltissimo, ma non mi sento colpevole del fatto. Sono cose che succedono in gara».

E anche i commissari di corsa hanno dato ragione all’austriaco. Riunitisi dopo che la Williams aveva sporto reclamo contro Berger per la sua manovra scorretta, hanno stabilito che nulla di irregolare si era verificato. E a Williams non è restato che ritirare il suo reclamo.


Ma il regolamento impone di segnalare il rientro ai box

Il regolamento parla chiaro: «Tutti i concorrenti che vogliano lasciare la pista e rientrare ai box devono manifestare la loro intenzione per tempo, in modo che la loro manovra non costituisca pericolo per nessuno». Quello citato è l’articolo 133 del regolamento speciale F.1. E la stessa norma è contenuta nelle regole nazionali CSAI. È evidente che in base ad essa Berger risulta colpevole. E comunque, al di là di ogni regola scritta, è il rispetto reciproco fra i piloti che dovrebbe salvaguardare da situazioni come quella vissuta da Patrese e Berger.


Berger colpevole o distratto?

Chi lo Condana…

Frank Williams, Team Manager: «Berger avrebbe dovuto segnalare l’intenzione di entrare ai box avendo Riccardo incollato dietro. I commissari avrebbero dovuto fare qualcosa».

Riccardo Rossi Ferrini, Giornalista de «La Nazione»: «La colpa? Di Berger, non ho dubbi».

Umberto Zapelloni, Giornalista de «Il Giornale»: «L’hanno visto tutti che ha sbagliato Berger, perché si è spostato e ha frenato di colpo. Non doveva farlo in quel punto».

Carlo Marincovich, Giornalista de «La Repubblica»: «Ha sbagliato Berger perché doveva segnalare a Patrese l’intenzione di entrare ai box. Se era in lotta da quatro giri non poteva pensare che dietro a lui non ci fosse nessuno. Se Berger dice che non ha visto Patrese è pure in malafede».

Giancarlo Falletti, Giornalista de «Il Corriere della Sera»: «Lo hanno visto tutti che l’errore più grosso lo ha fatto Berger. Non si frena in quel modo e in quel punto».

Cristiano Chiavegato, Giornalista de «La Stampa»: «È colpa di Berger, si è spostato e ha frenato di colpo, non doveva farlo».

Giorgio Piola, Giornalista di «Autosprint»: «Riccardo pensava che Berger si fosse spostato a destra per una questione tattica e quindi non ha colpe nell’incidente. È stato l’austriaco a rallentare di colpo».

Paolo Bramardo, Giornalista di «Tuttosport»: «Berger era da squalificare, ha sbagliato in pieno. Non capisco perché si usa la mano pesante solo per alcuni piloti. Il regolamento c’è e va applicato per tutti allo stesso modo».

Ezio Zermiani, Giornalista RAI: «Direi che Berger ha sulla coscienza l’incidente. Ha frenato in un punto e in un modo dove non doveva farlo assolutamente. Per fortuna è andato tutto bene, ma che paura!».

Chi lo assolve…

Pino Allievi, Giornalista de «La Gazzetta dello Sport»: «Dividerei le colpe al 50 per cento, perché i due non si sono capiti. È stato un malinteso e non me la sento di attribuire responsabilità».

Oscar Orefici, Giornalista di Italia 1: «Dividerei le colpe a metà perché è stato un malinteso: i due non si sono capiti ed è successo il fattaccio».

Johnny Rives, Giornalista de «L’Equipe»: «Non me la sento di dare colpe a qualcuno, perché non sono un pilota e non capisco cosa possa accadere in macchina. Per questo non voglio dare la colpa a nessuno».

Joe Saward, Giornalista di «Autosport»: «Dire che è colpa di Berger è eccessivo. Si è trattato di un insieme di circostanze che ha causato l’incidente. Perché se la colpa è di Berger vuol dire che è pericoloso per sé e per gli altri».

Mike Doodson, Giornalista free lance: «Non do colpa a Berger, è stato un malinteso con Patrese, una cosa che capita tante volte, ma stavolta è stata drammatica: del resto queste sono le corse».


Ma i piloti sono concordi: «Ha Sbagliato»

Alain Prost, Pilota Williams ’93: «Credo che Berger abbia delle grosse responsabilità nell’incidente con Patrese. Doveva segnalare il suo rientro ai box. Ha commesso un errore inammissibile. Non è correto; anzi, di più: non è normale».

Jean Alesi, Pilota Ferrari: «Certo, se devo entrare ai box e ho uno che mi sta attaccato alle spalle, il minimo che faccio è segnalarglielo, perché si rischia grosso, tutti e due, come si è visto chiaramente».

Michele Alboreto, Pilota Footwork: «Voglio vedere come va a finire. Ci sono delle regole e vanno rispettate. Quando si entra ai box bisogna segnalarlo chiaramente».

Andrea Montermini, Pilota di F.3000: «Se Riccardo se l’è cavata è perché non c’è più l’effetto suolo. Ricordatevi di Gilles Villeneuve che peri in un incidente analogo. Difficile dire chi ha sbagliato di più, anche se Berger deve mettersi una mano sulla coscienza».


Di Paolo Ciccarone (1992), dalla mia colezione privata. Published here for non-profit, entertainment-only purposes. No copyright infringement is intended.


Bonus: Abbiamo spiato il briefing di Suzuka!

Per la prima volta vi raccontiamo cosa succede prima di un GP: a Suzuka Patrese si è scagliato contro Bruynserade e Senna ha difeso Berger…

Il «briefing» è quel momento, prima di un GP, in cui i piloti vuotano apertamente il sacco: non ci sono obiettivi o microfoni indiscreti, non c’è bisogno di giocare quindi con mezze frasi o mezzi toni. Né tantomeno di fingere. Per una volta, applicando alla lettera il decalogo del buon cronista, ci siamo messi ad origiliare. Motivati dal fatto che sapevamo quanto la riunione di Suzuka sarebbe stata particolarmente accesa. Patrese, ma anche Alboreto e De Cesaris, hanno infatti fatto la voce grossa nei confronti del direttore di gara Bruynserade, a proposito di sicurezza in pista: retornando sul «botto» tra Berger e Riccardo in Portogallo.

Al termine delle raccomandazioni di routine, il direttore di gara Roland Bruynserade stava per dare la parola a Mosley, quando è stato preceduto da Patrese: «Penso che prima di dare la parole a Mosley, lei debbia chiedere se ci sono delle domande».

Bruynserade: «Era mia intenzione farlo prima della chiusura, comunque parlate pure ora, se volete».

Patrese: «Vorrei sapere cosa deve fare un pilota per segnalare ad un altro, senza creare pericolo, che sta per entrare ai box».

Bruynserade: «Il regolamento spiega con chiarezza le procedure che devono essere applicate dai piloti in questa evenienza».

Patrese: «Anche se il regolamento esiste, non viene poi applicato: se qui c’è qualcuno che può fare certe domande è solo perché è stato molto fortunato».

Bruynserade: «Non voglio tornare sull’argomento, l’episodio in questione è già stato discusso ad oltranza dai commissari in Portogallo».

A questo punto anche Alboreto interviene a dare manforte al connazionale: «Invece sull’argomento bisogna tornarci, perché si parla di sicurezza in pista e quello che è successo all’Estoril non si deve ripetere».

Bruynserade: «In Portogallo fra Patrese e Berger si è creata una situazione anomala in cui a mio avviso entrambi i piloti hanno una certa responsabilità. Era impossibile segnalare il rallentamento e comunque Patrese doveva capire le intenzioni di chi gli stava davanti».

Riccardo «scoppia», girandosi verso i propri colleghi ed ottenendo il consenso generale: «Vorrei sapere chi fra di voi ritiene sai impossibile segnalare quando si entra ai box».

Bruynserade: «Va bene, vorrà dire che da oggi bisognerà obbligatoriamente segnalare con il braccio alzato tutte le volte che si ralenta per entrare nei box».

De Cesaris: «Questo vuol dire che bisogna segnalare sempre, ache se non si è seguiti da nessun’altra vettura?»

Bruynserade: «Sempre, tutte le volte che si entra ai box: in questa gara il regolamento verrà applicato alla lettera».

Alboreto: «Ok per questa gara, ma che succede alla prossima?»

Bruynserade: «Per questa e per le prossime gare saremo inflessibili ed applicheremo le regole alla lettera, senza risparmiare nessuno».

Patrese, visibilmente infastidito, ritorna sul dente che duole: «Se il regolamento fosse stato applicato in Portogallo non saremmo qui a discutere».

Senna, che si è stufato di sentire rivolgere accuse al compagno di squadra: «Riccardo, da cinque anni nessuno alza più il braccio. Se c’è stato quell’incidente ad Estoril è anche colpa tua, perché a mio avviso ti trovavi nel posto sbagliato».

Patrese: «Cosa c’entra se sono anni che non si aplica il regolamento, e poi come fai a dire che è stata colpa mia, hai visto la gara?»

Ci sono tutti i presupposti per scatenare una vera e propria rissa verbale, ma nella discussione si infila Mosley, con «innocue» informazioni sul campeonato ’93…