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Io e Il Calcio


Sportivo vero, il pilota di Formula Uno si considera milanista da quando aveva otto anni. Del suo tifo dice: «Mi ritengo un tifoso in positivo: non gioisco mai per le “disgrazie“ altrui, ma per le vittorie in… proprio»


È di quelli che lo sport ce l’hanno nel sangue. È stato une delle promesse italiane di nuoto (si allenava con Novella Calligaris, padovana anche lei) e con le gare di sci aveva messo insieme, vincendo diverse gare e ottenendo buoni piazzamenti, i punti sufficienti per essere tra i 100 migliori atleti italiani nella specialità. Oggi è al suo quindicesimo anno in Formula 1 ed è uno degli uomini che possono vincere il titolo mondiale.


Patrese, come diventa milanista un campione da corsa?


Da ragazzino, ovviamente. Avevo otto anni e si trattava di scegliere la squadra del cuore, per una questione di divisione tra compagni di giochi. Io scelsi il Milan. Allora con il Milan c’era Nereo Rocco a fare l’allenatore, padovano come me, e così la scelta fu quasi obbligata. Una scelta, innutile dirlo, che mi ha dato grandi soddisfazioni e che, ne sono certo, me ne darà ancora molte.


Tifoso acceso?


Io mi ritengo soprattutto un tifoso “positivo“. Mi spiego meglio: non mi divertono le disgrazie altrui. Se una squadra italiana perde in campo europeo o anche in campionato, io non riesco a provare gioia. A me interessa vincere: se gli altri vanno male non mi diverto.


Frequenta gli stadi?


Confesso che sugli spalti non vado mai, per una serie di ragioni. Sono spesso in giro la domenica per disputare i gran premi, oppure per le prove o ancora per impegni con i vari sponsor. Per cui mi è difficile sedermi tra i tifosi. Però seguo i risultati e mi tengo sempre aggiornato. Più che gli spalti, frequento i campi verdi: tutti i martedì, se non sono da qualche altra parte del mondo, mi alleno con i giocatori del Padova.


Tornando al Milan, che ne dice della squadra di quest’anno?


Direi che i risultati, ma soprattutto il gioco, parlano da soli: la squadra vince, diverte e si diverte. Alla fine di questa stagione credo che le soddisfazioni per il popolo rossonero saranno molte.

E per la Nazionale azzurra?


Veniamo da un periodo abbastanza sfortunato, povero di risultati e ricco di polemiche. Spero che Sacchi riesca a formare un gruppo che sappia riportare la squadra a quei livelli che le competono.


Venendo alla Formula 1, che ne dice della prossima stagione?


Sarà bella e difficile, come quella passata. Senna e la sua Mc Laren sono i logici favoriti, ma subito dietro ci siamo noi della Williams. Abbiamo fatto un buon lavoro di sviluppo durante questi mesi e partiremo anche noi con le sospensione elettroniche “intelligenti“, quelle cioè che si adattano al terreno, e questo dovrebbe darci ancora qualche possibilità in più di vittoria.


Lei ha corso più di 220 gran premi e per questo la chiamamo «il nonno della Formula 1» Un po’ le dà fastidio?


All’inizio confesso che sì, un po’ mi dispiaceva, poi ci ho fatto l’abitudine suprattutto perché uno si sente “nonno“ nella testa. Io ho ancora voglia di correre e vincere e quindi non mi sento vicino al momento del ritiro. È come se uno dicesse che Franco Baresi è il “nonno“ del Milan. Io leggo in questa affermazione il rispetto per l’esperienza di un grande campione che ha saputo vincere su tutti i campi del mondo. Ecco, io sono un nonno come esperienza, ma un ragazzino in quanto a voglia di vittoria.


Quest’anno con la Ferrari correrà un pilota Italiano, Ivan Capelli: le spiace non esserci lei al volante di una «rossa»?


È storia vecchia. Quando ho iniziato a correre la Ferrari po una cosa bella per chi è italiano. Ma dopo 15 anni di carriera non inseguo più chimere. Oggi ho un’auto, la Williams, che mi permette di correre per vincere e conta suprattutto questo. Quindi un grande rispetto per la Ferrari, ma anche una grande voglia di mettere il muso della mia monoposto davanti al suo: e questo non per un sentimento di rivincita, ma perché parto puntando al titolo mondiale. E se voglio vincerlo devo passare prima di tutti gli altri sotto la bandiera a scacchi.

È superstiziozo? Qualcune dice che vuole che suo figlio Simone venga a vederlo perché quando c’è lui le cose per lei in pista vanno bene…


È vero, è andata così con lui sui circuiti, ma non seguo molto i rituali scaramantici, perché poi alla fine se ne diventa schiavi. Sì, Simone mi ha visto compiere delle belle imprese, ma non lo costringerò a saltare la scuola per venirmi a… portare buono.


Tornando al calcio, cosa si augura?


Mi piacerebbe tanto poter rivedere, e questa volta andrei allo stadio, un Padova-Milan, come mi è capitato quando ero ragazzino…


E chi vorrebbe vincesse: i suoi amici che giocano per il Padova o i rossoneri…?


Domanda cattiva, risposta sincera: il Milan si sceglie col cuore e non si abbandona. Mai.

Di Alfredo Rossi (1992), dalla mia colezione privata. Published here for non-profit, entertainment-only purposes. No copyright infringement is intended.


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